giovedì 15 gennaio 2015

Il mondo islamico è in evoluzione \


La realtà musulmane ospitano ciclicamente momenti storici ripetitivi, che ormai fanno parte integrante di quelle culture.  Gli eventi parigini, preceduti da quelli di Londra e con ogni probabilità destinati a ripetersi  in altri Paesi occidentali,  rappresentano l’oggettiva espressione di  un mondo dove la religione condiziona la gestione dello Stato e manovra le folle esasperandole fino all'estremo.
 
Ancora una volta, si è conferma e risulta vincente il fanatismo religioso che in molte realtà islamiche condiziona ancora in maniera prevalente  la politica. Un fenomeno, purtroppo, in crescita dopo gli interventi dell'Occidente sui  governi sovrani che seppure "dittatoriali" secondo l'ottica occidentale, riuscivano comunque a mantenere gli equilibri interni e quindi a garantire una certa stabilità e sicurezza anche in tutta l’area circostante.  Iniziative, peraltro, iniziate e portate avanti senza predisporre adeguate soluzioni politiche per il “dopo” individuate attraverso un’attenta analisi e  pianificazione strategica.
  
Un'azione  dell'Occidente  che si è concentrata su alcuni Paesi mussulmani escludendo altri. Un  Ben Alì  dominava in Tunisia in modo non troppo diverso da quello dell'Emiro in Arabia  Saudita. Forse lo faceva anche in maniera meno coercitiva, considerando che a Tunisi le donne erano autorizzare a guidare e non tutte indossavano il velo mentre a Riad tutto ciò era ed è proibito.  Ben   Alì, , Mubarac e Gheddafi sono stati deposti con la violenza, l'Emiro dell'Arabia Saudita, del Kuwait, dello Yemen o del Qatar ancora gestiscono le proprie dittature, anche se qualcuno è finanche  sospettato di finanziare gruppi eversivi.
 
La Primavera Araba, da moltissimi analisti considerata come la panacea di tutti i problemi islamici, ha dimostrato invece di essere stata uno dei più grossolani errori della politica internazionale dell'Occidente che ancora una volta si è lasciato sfuggire l'occasione di portare avanti nei confronti delle popolazioni islamiche una costruttiva azione di "Capacity Building" nell'assoluto rispetto delle tradizioni e realtà locali. Invece, ha contribuito a complicare, almeno in alcune aree,  situazioni di per se già complesse, accelerando i processi di esasperazione politica e di antiche controversie etniche come quelle fra Sunniti e Sciiti in Siria ed in Iraq.
 
Non ci si deve meravigliare, quindi, dell'auto proclamazione del Califfato islamico, un ISIS che attraverso le moderne tecnologie comunicative ha rapidamente esteso il proprio network, riscuotendo il consenso di moltissimi giovani mussulmani ormai cittadini occidentali  ma pronti ad immolarsi per i fratelli meno fortunati,  nel pieno rispetto della solidarietà coranica.
 
Lo "Stato Islamico” si  sta consolidando in Occidente, proprio facendo leva sui mussulmani di seconda e terza generazione, cittadini francesi piuttosto che inglesi, svedesi o norvegesi integrati nelle rispettive nazioni,  ma sempre e comunque facile preda degli Imam. Il consenso si sta pericolosamente allargando anche nei Paesi africani ed arabi in generale. Formazioni che guardano con simpatia al Califfato germogliano e crescono in Libia, Tunisia (Ansar Al Shaaria), in Nigeria con i Boko Haram, Somalia e Kenia con gli Sharab mentre Al Qaeda del Magreb giorno dopo giorno nel nome del Califfato occupa aree sempre più vaste in Mali.
 
Il cancro del fondamentalismo sta quindi "lanciando le proprie metastasi" attraverso il passaggio all'indipendenza attraverso l'autodeterminazione, peraltro favorita dall’Occidente quando in occasione della Primavera Araba ha dimenticato di valutare tutte le possibili implicazioni  che si sarebbero innescate sul piano sociale, in realtà culturali abituate  ad essere gestite piuttosto che autogestirsi.
 
Quello stesso Occidente che ora guarda spaventato alla minaccia ma che avventatamente ha accettato di ospitare la proliferazione di Moschee e Centri islamici clandestini e non ha monitorato il flusso dei propri cittadini di religione islamica verso la Siria per arruolarsi nell’ISIS. Prima fra tutti l’Italia che ha atteso solo “dopo Parigi” di inscrivere 20 persone nel registro degli indagati per terrorismo, quando sono mesi che si parla del rischio di un nuovo fondamentalismo.
 
Fernando Termentini, 14 gennaio 2015, ore 16,00

2 commenti:

Alberto Canestrelli ha detto...

..Ciò che mi affligge e che odio, ciò che combatto e cerco di distruggere, tutto ciò lo ritrovo sempre nella sua forma più chiara presso i sovrani dell’Islam. C’è la duplice generosità, nell’uccidere e nel donare; la sottomissione alla legge rituale; il riconoscimento del più potente di tutti, Dio, nella figura del sovrano; il sostegno, dato da questo riconoscimento, per compiere ogni crudeltà; l’anticipazione del giudizio finale collettivo, mediante innumerevoli giudizi singoli che lo precedono. C’è l’uguaglianza degli uomini dinanzi alla fede, che in pratica diviene uguaglianza nell’essere uccisi. C’è Dio come uccisore, che decide e fa eseguire ogni singola uccisione, e c’è il sovrano che cerca di emulare Dio nel modo più ingenuo.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973

Gsa Roma ha detto...

Purtroppo é l'ipocrisia il peccato originale di tutti i mali che ci affliggono. Ieri sono state rilasciate le nostre due "cooperanti volontarie" pagando un sontuoso riscatto in barba a tutti gli Italiani e pensionati ( con pensioni da fame !) vessati da una politica ad uso e consumo di gente senza scrupoli ed autoreferenziale.
E' anche notizia di ieri che il parlamento di Strasburgo ha votato per una risoluzione della vicenda Marò. E' il primo timido passo verso l'internazionalizzazione del problema? Mah....intanto aspettiamo altri tre mesi dopo la proroga concessa dal tribumale dell'India!!!
Alfio Ciciotti
16.01.2015