domenica 20 marzo 2011

Gheddafi minaccia il Mediterraneo

In nome della democrazia e della libertà l’Occidente sta attaccando militarmente la Libia chiedendo al popolo libico un ulteriore sacrificio dopo che da settimane è minacciato dalla repressione di Gheddafi. Un’iniziativa che nonostante le osannate “armi intelligenti e selettive” non potrà che coinvolgere anche la popolazione civile che l’interventismo dell’ONU intende difendere proprio con l’azione militare. Un rischio elevatissimo in particolare quando l’attacco non è accompagnato dalla presenza sul territorio di Forze Speciali che in qualche modo possano “guidare” l’azione aerea. Distruggere un carro armato nel deserto non comporta rischi di danni collaterali, ma un’altra cosa è colpire obiettivi nella periferia di Tripoli o di Bengasi senza provocare vittime civili. Il Mediterraneo è tornato a rivivere vicende del passato come quando nel 1999 il Kosovo fu attaccato per iniziativa degli USA del democratico Clinton e prima che l’ONU autorizzasse qualsiasi intervento. A distanza di 10 anni un altro democratico, Obama titolare del Premio Nobel della Pace, decide di partecipare all’azione militare per garantire democrazia alla popolazione libica, disponendo il lancio di 100 missili Cruise ! Gheddafi risponde minacciando apertamente ritorsioni in tutta l’area mediterranea dove l’Italia e Malta, per dislocazione geografica rispetto a Tripoli, rappresentano gli obiettivi di più semplice acquisizione. Parole del rais sicuramente dettate dalla disperazione di un dittatore che si vede circondato ed è orami “stretto alle corde”, ma che non possono e non devono essere sottovalutate. La minaccia è, infatti, reale. Può coinvolgere obiettivi civili occidentali con azioni terroristiche attuate da cellule che potrebbero aver già raggiunto il territorio europeo infiltrate nella massa migratoria che dall’Africa settentrionale ormai quotidianamente e da oltre un mese sta varcando i confini meridionali dell’Europa. Esiste, inoltre, la vulnerabilità militare di parte del territorio italiano come Lampedusa, Linosa e Pantelleria e della stessa isola di Malta. La Libia, infatti, dispone di un potenziale bellico di origine sovietica che anche se obsoleto ha caratteristiche balistiche tali da poter minacciare - seppure al limite - il territorio italiano e maltese. Sul territorio libico fin dal 1985 sono schierate postazioni di missili sovietici SA-5, sistemi anti aerei potenzialmente in grado di colpire un bersaglio ad una quota di 30.000 metri con un raggio teorico di 250-300 km. Lampedusa dista dalle coste settentrionali libiche circa 285 km al limite della portata di un SA-5 se lanciato da terra, ma abbastanza vulnerabile se la rampa di lancio del missile venisse montata su una piattaforma navale gestita da specialisti militari esperti. Un’eventualità remota ma che non può essere scartata a priori con un approccio ottimistico esasperato, pericoloso perchè fuorviante l’analisi della possibile minaccia. Gheddafi sicuramente si sente minacciato, ma da 40 anni dimostra di essere capace di colpi di coda con reazioni impreviste e significative, in particolare sul piano terroristico. Se le azioni in corso non raggiungeranno rapidamente i risultati voluti, la popolazione libica sarà costretta a vivere fra due fuochi; quello del rais che cerca di riprendere il potere e quello delle azioni aeree delle Forze aeree occidentali destinate a coinvolgere civili in particolare negli attacchi ad obiettivi prossimi alle città. L’azione militare deve quindi essere condotta nel modo più rapido possibile ed avrà raggiunto lo scopo solo se nelle prossime 24 - 48 ore provocherà lo sgretolamento della struttura politica e di potere di Gheddafi, allontanando così il rischio di ritorsioni libiche, in particolare terroristiche.

20 marzo 2011 - ore 11,00

2 commenti:

Asia Connell ha detto...

L'analisi e' lucida e realistica, come sempre.... bisogna vincere ed in fretta.

carmela modica, direttore AI Magazine

M.Sarrocchi ha detto...

Un quadro veritiero e corretto.In questi tempi e' difficile trovare analisi del fatto senza partigianeria politica.
Dubito delle ritorsioni terroristiche.Quaddafi non miete molte simpatie nell'ambiente estremista-religioso islamico.Sembra che in passato sia stato pianificato un attentato contro di lui da cellule salafite.I suoi attuali seguaci sono motivati piu' da lauti compensi che da fedelta' ad una linea ideologica o religiosa.Forse l'unica prevenzione a possibili ritorsioni su obiettivi civili e' la "Teoria Dalla Chiesa".Individuare la rete di sostenitori.Individuare il flusso finanziario attorno a cui ruotano ed agire tagliando le radici.