sabato 23 febbraio 2013

I Marò in Italia per il voto.


Intervista del dott. Alfredo d’Ecclesia al Generale Fernando Termentini

1. La Corte suprema di New Delhi ha concesso oggi un permesso di quattro settimane ai marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per recarsi in Italia e permettere loro, tra l'altro, di votare alle elezioni. Nel concedere il permesso, la sezione della Corte Suprema presieduta dal giudice capo Altamas Kabir ha chiesto ai due maro' di firmare un affidavit relativamente ai loro obblighi nei confronti della giustizia indiana.(ANSA).Come commenta questa notizia Generale?

Commentare una notizia del genere senza esprimere indignazione con la probabilità di lasciarsi sfuggire qualche parole “forte” sarebbe molto difficile, per cui mi limito a manifestare  un parere personale.

E’ mortificante come italiano sapere che ci si è impegnati per ottenere  un permesso di 4 settimane per “votazioni” da concedere a due nostri militari in libertà provvisoria in India perché nei loro confronti la Giustizia indiana ha esercitato un diritto non dovuto.

Una vera e propria questua per ottenere  un atto di clemenza da parte della Giustizia di uno Stato che sicuramente non è stato né clemente né rispettoso delle Leggi internazionali. Piuttosto ha approfittato di una situazione contingente e della scarsa consistenza delle azioni italiane per gestire beghe interne di carattere politico e non solo.

La scelta italiana lascia perplessi e non concorre sicuramente a migliorare la credibilità dell’Italia in ambito internazionale ormai precitata ai minimi storici. Un Italia che chiede una licenza per espletare un diritto di voto di due militari italiani momentaneamente all’estero nonostante che un apposito disposto di legge (D.L. del 18 dicembre 2012, n. 223) e relative norme applicative della Difesa prevedano questa opportunità anche non rientrando in Italia, rappresentano un messaggio negativo in ambito internazionale e confermano la validità dei contenuti dell’affermazione ironica di molti nostri alleati quando parlano di “soluzioni all’italiana”.

Una licenza di 4 settimane, durata assolutamente non coerente con l’esigenza che ne motiva la richiesta e la concessione e che sicuramente porterà ad essere giudicati ancora una volta come una “repubblica delle banane”, ciò un Paese in cui la incapacità di far  valere le proprie ragioni nelle opportune sedi e con la necessaria fermezza , ricorre a soluzioni “levantine” per ottenere ciò che invece rappresenta un suo diritto.

Forse un maggiore coinvolgimento fin dall’inizio delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea sarebbe stato altamente auspicabile, ricordando peraltro alla UE che l’Italia è a tutti gli effetti Membro  costitutivo e non solo azionista in perdita della “Holding Europa”. Se poi questo intervento ci sia stato ed i risultati sono quelli a cui assistiamo allora ogni commento diventa pleonastico !

Ancora una volta l’inconsistenza del peso italiano è dimostrato anche dal fatto che il Giudice Indiano ha chiesto giustamente e  correttamente sul piano giuridico un impegno ai due interessati perché siano rispettati i loro obblighi nei confronti della Giustizia indiana. Di fatto quindi la vantata azione diplomatica italiana è superata dall’azione giudiziaria dei difensori dei due militari, nel momento che il Giudice non chiede garanzia all’Italia ma ai due diretti interessati.   

 2) Generale Termentini da ufficiale che ha girato il mondo in missioni internazionali,consapevole di rappresentare il suo paese non è indignato ?

Sono indignato, offeso ed adirato. Uno stato emozionale sicuramente destinato a crescere quando assisteremo allo show dell’accoglienza istituzionale dei nostri ragazzi al rientro in Italia e saremo inondati dalle dichiarazioni ufficiali sintetizzabili in una frase “quanto siamo stati bravi noi”. Atti che con ogni probabilità saranno compiuti  a ridosso delle giornate elettorali o peggio ad urne già aperte. 

3) Come ci vedono nel mondo secondo lei? Personalmente credo che entreremo nelle accademie di tutto il mondo come esempio di come non bisogna comportarsi e credo anche che sarà naturale il sorrisetto di circostanza quando si parlerà di questa vicenda. Sbaglio a pensarla in questo modo?

Sicuramente l’intera vicenda entrerà a far parte della letteratura specifica come esempio in negativo, non da imitare.

Sono, comunque, convinto che della vicenda già da tempo se ne parla ed è stata seguita da vicino  nei vari contesti internazionali non soltanto occidentali. Nel corso di un anno non c’è stato nessun pronunciamento internazionale a favore dell’Italia  nella difficile gestione del problema dei due Marò, ma subito dopo la consegna del primo elicottero italiano agli indiani il mondo è stato informato di non trasparenti operazioni commerciali, notizie che sicuramente non hanno aiutato a risolvere il problema specifico.

L’India era e forse sarà ancora, in procinto di acquisire 12 elicotteri militari caratterizzati da sofisticate tecnologie militari realizzati da un’industria di eccellenza italiana nota in tutto il mondo. Macchine caratterizzate da sofisticati requisiti militari e di  avionica,  come la possibilità di operare a 15.000 piedi. Macchine assolutamente affidabili in alta montagna in grado di operare oltre picchi di 4000 metri ricorrenti nella catena dell’Himalaia. Una commessa che sicuramente per motivi commerciali  non è vista con simpatia da altri concorrenti internazionali che operano nel settore come Francia, Gran Bretagna ed USA e che per motivi operativi ha indotto preoccupazione nel Pakistan da sempre nemico dell’India e forse impensierito che il suo avversario avrebbe potuto disporre di velivoli militari di eccellenza in grado di garantire grande efficacia per il controllo del Kashimir.

Di fronte a questo scempio di credibilità dopo aver piatito all’India  una licenza di due settimane  per “ferie natalizie” ne chiediamo altre 4 per far espletare il diritto di voto ai due militari quando tutti sanno che potevano farlo a Delhi.

Ogni altra parola sarebbe di troppo.

4) Il Ministro degli esteri Giulio Terzi ha sempre parlato di decisioni collegiali da parte del Governo italiano,lei ha visto qualche decisione collegiale Generale Termentini?

Domanda non semplice da rispondere in mancanza di riferimenti certi. Sul piano delle ipotesi credo che se decisioni collegiali ci sono state esse sono state probabilmente condivise dai Dicasteri coinvolti (Esteri e Difesa) ed avallate dal Capo dell’Esecutivo.

Sicuramente non è stato coinvolto il Parlamento con atti pubblici, decisione comunque discutibile trattandosi di decisioni attinenti alla sorte di due nostri militari. 

5) Ma i nostri militari sono ostaggio degli indiani o sono ostaggio degli italiani?Per italiani intendo i rappresentanti del popolo italiano.

Forse dott d’Ecclesia la risposta è nella Sua domanda.

 

6) Il Presidente del Consiglio non ha mai parlato dei nostri marò,e nelle varie occasioni dove poteva e doveva farlo vedi discorso all’Onu o incontri con leader mondiali non è mai venuta fuori una parola. Crede che in qualsiasi altro paese del mondo poteva accadere una cosa del genere?

Non credo che il Presidente americano, piuttosto che francese o inglese avrebbe annegato nel proprio silenzio l’intera vicenda, limitandosi per quanto reso noto dai media ad un solo contatto diretto con il Presidente indiano.

Se invece le parole di vicinanza, fratellanza, impegno concettuale e quanto altro di simile rappresentano per qualcuno la strada maestra da percorrere, allora possiamo dire che di interventi ce ne siano stati anche troppi.

7) Mi parli del Presidente della Repubblica  ,in questa vicenda è stato un buon comandante?

Non mi permetto di esprimere giudizi sull’operato del Capo dello Stato, prendo solo atto di quanto a mio modesto avviso sarebbe dovuto avvenire e non è avvenuto, peraltro da me auspicato con due lettere ufficiali.

A me è stato sempre insegnato che un buon Comandante deve avere sempre come obbligo morale e funzionale quello di tutelare i propri dipendenti in particolare se in condizioni difficili. Nel momento che si accetta di essere Comandanti per nomina o per dettato Costituzionale questi vincoli credo che debbano rappresentare un imperativo assoluto per chi è chiamato ad esercitare funzioni di comando.  

Vincoli nei quali credo forse in maniera  esageratamente idealistica e che ho anche proposto al Capo dello Stato con due circostanziate istanze con l’auspicio che la validità dei valori etici da me rappresentati poteva indurre una risposta del Capo Supremo delle nostre Forze Armate.

Fino ad ora l’unico risultato è stato : nessuna riscontro ! 

 8) Il Ministro della difesa ha avuto anche lui un ruolo defilato,bene attento soltanto al blocco delle notizie. Quelle poche volte che hanno rotto il muro del silenzio con cerimoniali ben organizzati è stato sempre il primo a rendersi visibile ma la domanda per lei è questa può un comandante abbandonare i suoi uomini?

Il ruolo della Difesa sicuramente non è stato dei più chiari ma non credo si possa parlare di “abbandono dei propri uomini” . Piuttosto di una scelta cosciente che ha suggerito di assecondare gli “ordini superiori” piuttosto che abbandonare gli schemi imposti da scelte non condivisibili.

Per il ruolo del Comandante mi rifaccio alla mia risposta alla precedente domanda.

9) L’intera classe politica italiana ha mostrato disinteresse per la vicenda nonostante siano arrivate a tutti sollecitazioni da parte dei cittadini a intervenire,nessuno lo ha fatto anche loro hanno delegato al governo che ha delegato a sua volta al ministri degli esteri Giulio Terzi. Non è vergognoso questo atteggiamento Generale Termentini?

Assolutamente vergognoso per un Paese Civile in cui la classe politica è scelta ed eletta dal popolo sovrano.

Un vero e proprio ceffone a tutti i militari ed a tutti i servitori dello stato che nel tempo hanno donato la loro vita al loro Paese per difenderne la stabilità, le tradizioni e la sovranità.

Una disattenzione ingiustificabile, difficile da accettare e che sicuramente ha contribuito pesantemente a far sì che il Ministro degli Esteri fosse costretto ad affrontare il problema da solo, gestendo una situazione sicuramente non facile e che avrebbe, invece, dovuto coinvolgere l’intero Paese e particolarmente di coloro che eletti dal popolo sovrano, devono garantirne i diritti.

Una solitudine palpabile e che mi porta ad azzardare che il Ministro Terzi non sia stato felicissimo che i due Marò siano rientrati dopo la licenza natalizia. In questo frangente è stato lasciato solo anche dalla magistratura che ha aperto un fascicolo, ha interrogato nella mattinata i due militari e non ha emesso alcun provvedimento restrittivo nei loro confronti “per assenza di pericolo di fuga”. I due marò alle 16.00 dello stesso giorno hanno ripreso il volo verso Delhi.    

10)Molti malignavano caro Generale che il giorno prima delle elezioni sarebbe accaduto qualcosa il ritorno in Italia per il voto è la risposta a questa voce? E qualcuno pensa di ottenere in maniera sotterranea un riconoscimento(voti)per un azione del genere.Non le sembra strano quello che è accaduto?

Non è strano, forse solo la conferma della incapacità d compiere atti concreti a prescindere dalle parole.

11)  Quanta rabbia ha dentro Generale,vedere l'Italia la nostra Italia ridotta a questa maniera,mi dica la verità mi dica quello che ha dentro Generale e me lo dica con il cuore...

Più che rabbia direi tristezza. La tristezza di chi ha scelto di servire lo Stato credendo nelle sue istituzioni  e dando alla propria Nazione tutto quanto poteva dare, sul piano soggettivo ed oggettivo.

La malinconia di colui che ha sempre cercato come Comandante di essere vigile e pronto a prevenire prima di soddisfare i bisogni dei propri dipendenti, a vantaggio loro e delle proprie famiglie, con l’ottica di considerare preminente rispetto a tutto il valore dei propri sottoposti. Prima di tutto uomini e poi dipendenti.

L’amarezza di un uomo che deve prendere atto che forse la sua interpretazione intransigente dei propri diritti e doveri poteva essere gestita in maniera meno vincolante non essendo più premiante come forse il mondo ci sta forse dimostrando ma che, nonostante tutto, se ritornasse indietro rifarebbe le scelte fatte 50 anni orsono.

23 febbraio 2013 – ore 11.00

 

 

 

venerdì 15 febbraio 2013

Massimiliano e Salvatore, gli italiani vi sono vicini


E’ trascorso un anno da quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in ostaggio dell’India .

Mi sarei aspettato questa mattina di sfogliare i quotidiani o prestando attenzione ai notiziari di  leggere o ascoltare parole di rinnovata vicinanza delle Istituzioni a questi due nostri militari che sono lontani dalle loro famiglie da 365 giorni. In particolare da chi dovrebbe essere attento ai problemi dei propri soldati,  come qualsiasi Comandante eticamente è spinto a fare in circostanze simili.

Nulla di tutto ciò. Tace il Capo delle Forse Armate designato alla carica dalla Costituzione italiana, è in silenzio il Ministro degli Esteri che fin dall’inizio ha deciso una strategia di uscita che dopo 365 giorni ancora non sembra dare risultati concreti, tacciono il Ministro della Difesa ed il capo di SM della Difesa, ambedue Ufficiali di alto rango della Marina Militare.

Tutti costoro oggi tacciono mentre in questi 365 giorni hanno proferito rare parole di circostanza accompagnate da certezze che il problema sarebbe stato risolto da mesi, confutate dalla realtà degli eventi.  

Non rimaniamo in silenzio, invece,  noi cittadini che da un anno cerchiamo di tenere alta l’attenzione sulla vicenda ed esprimiamo tutto la nostra preoccupazione per i due Fucilieri di Marina e tutto il nostro sdegno per il “peso” che l’Italia sta dimostrando in ambito internazionale e per l’assoluta disattenzione nei confronti della nostra Nazione dell’ONU e di quella Unione Europea che a parole è impegnata a raggiungere una condizione sovrana di Stati Uniti d’Europa,  ma di fatto dimostra di essere solo una holding economica peraltro poco affidabile ed  è assolutamente disattenta ai problemi dei suoi stati Membri.

Io modestissimo Comandante avrei aperto la giornata lanciando ai miei ragazzi lontani un saluto in occasione della giornaliera cerimonia dell’Alza Bandiera, oppure espresso la mia assoluta vicinanza morale con un messaggio riportato nell’Ordine del Giorno.

Nulla di tutto ciò invece dalle Istituzioni, non un’Agenzia né un comunicato  per ricordare agli italiani che lo Stato non dimentica i suoi uomini.

Non credo che gli italiani vogliano un’Italia come questa, piuttosto sono convinto che cominciano ad essere stanchi.  

15 febbraio 2013, ore 09.30

 

 

mercoledì 30 gennaio 2013

Due militari italiani in ostaggio dell’India da un anno


Fra due  settimane sarà trascorso un anno dal momento in cui i nostri Marò sono stati catturati con l’inganno dall’India e costretti a subire uno stato di detenzione seppure in libertà vigilata. 365 lunghi giorni ed ancora non si intravede la soluzione del problema. Di nuovo una cortina impenetrabile è calata sulla vicenda garantita dal silenzio tombale dei mezzi di informazione e delle Istituzioni.

Una precedente ricostruzione del Ministro Terzi titolata “Marò in India, ricostruzione del Ministro Terzi”, ripresa e pubblicata domenica 27 gennaio su “Altrainformazione” http://alfredodecclesia.blogspot.it/2013/01/maro-in-indiaricostruzione-del-ministro.html?spref=fb) dopo 12 mesi ripropone   una serie di quesiti su aspetti ancora non del tutto chiari, che invece meriterebbero un maggiore approfondimento  per capire esattamente cosa sia successo il 15 febbraio 2012.  

Ci dice il Ministro che “…., le autorità indiane hanno chiesto via radio al comandante della Enrica Lexie di dirigersi verso il porto di Kochi (India, Stato del Kerala), precisando che avevano arrestato alcuni sospetti pirati e necessitavano di una collaborazione per identificare gli autori dell'attacco.” Comunicazione del Centro di coordinamento per la sicurezza in mare di Bombay che è risultata immediatamente falsa ed ingannevole e come tale considerata reato penale dal Diritto Internazionale marittimo. Un’occasione forse da non perdere per sottoporre i fatti alla valutazione  delle strutture giuridiche internazionali, ma l’Italia ha preferito scegliere l’approccio del low profile.  

Possiamo ancora leggere, “…..decideva di dirigere in porto, informando di questa sua decisione il Centro operativo interforze della Difesa,….”. Anche il Ministro De Paola ha ammesso, con la risposta scritta 4-070507 ad un’interrogazione presentata alla Camera che “……l’autorizzazione  a procedere verso le acque territoriali indiane è stata data dalla compagnia armatrice, una volta contattata dal comandante della nave. Ciò, tuttavia, per la presenza di NPM a bordo, è avvenuto a seguito di preventiva informazione della catena di comando militare nazionale…..”. E’ quindi lecito riproporre l’interrogativo per chiarire  se il Centro Operativo Interforze della Difesa abbia informato immediatamente l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri su quanto stesse accadendo nell’Oceano indiano con il coinvolgimento di una nave battente Bandiera italiana, di cittadini italiani imbarcati come equipaggio e come Nuclei Militari di Protezione antipirateria.  Una domanda rimasta tale da 365 giorni e rimane ancora oscuro un aspetto importante della vicenda, quello di un possibile carente  coordinamento fra i due Dicasteri.

Una sola certezza: all’arrivo della nave a Koci erano ad attenderla in banchina il Console italiano a Mumbai  e l’Addetto Militare accreditato in India.

Un altro aspetto rilevante lo troviamo nell’affermazione del Ministro  “Aggiungo che la missione militare dell'Unione europea «Atalanta», di cui facciamo parte, contempla la possibilità di inviare nuclei militari armati posti sotto il comando e il controllo della missione europea e con chiare regole di ingaggio. La presenza di questi nuclei a bordo è conforme anche alla risoluzione dell'ONU….”. Probabilmente l’ONU e l’Unione Europea dovevano, quindi,  farsi carico “motu proprio” della vicenda e promuovere ogni iniziativa per una rapida ed efficacie soluzione del problema nel pieno rispetto del Diritto Internazionale e della “immunità sovrana” dei due militari di uno Stato Membro dell’Unione.  
Nella relazione non emerge, invece,  lo scarso interesse internazionale ed in particolare della UE, piuttosto viene sottolineata l’attenzione alla vicenda della baronessa Catherine Asthon responsabile della politica estera dell’Unione. La stessa che il 2 ottobre 2012 attraverso il suo portavoce ha dichiarato in una lettera “Non sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle competenti istanze giudiziarie di uno Stato Straniero”.

L'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza tanto attento alla vicenda dei due Marò da confondere i due militari italiani con  “contractors” di ditte private di sicurezza.

 Il Ministro sottolinea, inoltre, la validità dell’operato degli organi diplomatici italiani presenti sul posto. Una difesa d’ufficio più che condivisibile sul piano deontologico, ma non completamente su quello sostanziale.

 Terzi ci dice “ La consegna e la discesa a terra dei Marò sono avvenute nonostante un'opposizione fermamente opposta dalle nostre autorità diplomatiche e militari presenti sulla Lexie, mi riferisco al console generale Cutillo e all'intero team formato dall'ambasciatore a New Delhi, dall'addetto per la difesa e dagli esperti legali….” . Se opposizione c’è stata  non credo, però,  che possa essere definita ferma, se non altro perché non risulta che i funzionari, nel rispetto della Costituzione italiana, si siano opposti energicamente all’arresto di due cittadini italiani da parte di uno Stato che per il reato loro addebitato prevede la pena di morte, nonostante che  fossero anche nella condizione di avvalersi dell’immunità diplomatica. Un’opposizione che difficilmente la Polizia del Kerala avrebbe prevaricato senza il “placet”  del Governo Centrale di Nuova Delhi, garante delle prerogative delle delegazioni diplomatiche, giusto quanto previsto dalle Convenzioni dell’Aia.

Quegli stessi rappresentanti diplomatici che, sembra di ricordare, all’atto del primo interrogatorio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno assicurato loro la traduzione simultanea di un Vescovo cristiano locale, emotivamente coinvolto nei fatti,  senza invece assegnare un interprete giurato ed accreditato presso l’Ambasciata italiana.

Se fermezza, quindi, vi è stata non ha avuto poi grande successo ed è stata anche accompagnata da leggerezze procedurali che hanno consentito ad uno Stato non appartenente all’Alleanza Atlantica  di sequestrare, peraltro senza contraddittorio, l’armamento, il munizionamento  e l’equipaggiamento di due militari di una Nazione della NATO. 

Anche quanto relazionato sugli atti peritali compiuti lascia perplessi. Si parla di “È così che abbiamo ottenuto - e non senza molte discussioni e difficoltà - la partecipazione di due eccezionali esperti in questa materia, appartenenti all'Arma dei Carabinieri, quali osservatori qualificati delle operazioni concernenti questa perizia.”. Osservatori non significa periti di parte che abbiano partecipato alle indagini tecnico – scientifiche, ma persone che hanno solo potuto “guardare”  le sommarie fasi iniziali senza poi essere coinvolti in quelli che potremmo definire “atti irripetibili”, come le analisi di reperti ed altro  di importante che la storia processuale moderna ci indica come fondamentali.

Non si mette in dubbio che l’Italia abbia tentato di coinvolgere Paesi alleati ed Organizzazioni internazionale come ci dice il Ministro. “Abbiamo avviato un'azione di sensibilizzazione a tutto campo e a tutti i livelli attraverso importanti Paesi amici e organizzazioni internazionali per trovare una soluzione concreta che consenta di riportare a casa i nostri uomini. Abbiamo interessato l'Unione europea e i Paesi membri più influenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU, anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, i Paesi a noi più vicini e più amici in Asia e nel Mediterraneo.” . Si constata però che i risultati ottenuti sono stati irrilevanti.

Leggendo, poi,  che “…..abbiamo ottenuto anche un sostegno pubblico alla posizione italiana, espresso dalla stampa,….”, sembrerebbe che tutti i media nazionali ed internazionali abbiano parlato a fondo e con cadenza ciclica  della vicenda dei due marò, esprimendo posizioni ben precise contro la disattenzione indiana nell’applicazione del Diritto internazionale. Non risulta, però,  che ciò sia avvenuto. Piuttosto molte le critiche della stampa internazionale per l’iniziativa della Ferrari in occasione del Gran Premio di Nuova Delhi e molta attenzione nel riportare e commentare la una “frettolosa” dichiarazione alla stampa indiana del Sottosegretario agli Esteri De Mistura del 18 maggio 2012, “La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo. I nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo».

Una ricostruzione quella del Sig. Ministro accurata, ma che invece di chiarire induce interrogativi di non poco conto in particolare su come sia stata fino ad ora regolato e gestito il concorso militare per azioni contro pirateria. Perplessità peraltro espresse in questi giorni anche dai vertici della Marina Militare ( Adnkronos 25 gennaio 2013, Caso maro': Marina, vicenda pone ipoteca su tutela nostri militari in missione) e condivise da moltissimi italiani che da un anno si stanno impegnando come società civile a favore dei nostri due Marò.

 Forse dopo un anno sarebbe auspicabile poter leggere qualcosa che evidenzi la volontà di considerare quanto accaduto una “Lesson Learned” da cui trarre spunti per il futuro e non proporre invece gli eventi  in una cornice di perfezionismo esasperato che per taluni aspetti potrebbe anche offendere l’intelligenza degli italiani. 

31 gennaio 2012 – ore 10.00

sabato 19 gennaio 2013

Marò italiani prigionieri in India, la strana vicenda continua


L’Alta Corte indiana ha meditato per 11 mesi per pronunciarsi se la Enrica Lexie si trovasse in acque internazionali od in quelle  territoriali dell’India nel momento in cui sono avvenuti gli incidenti  del 15 febbraio. Una lunga analisi giuridica durata quasi un anno, interrotta da una serie di festività locali, eventi amministrativi riguardanti Giudici del Collegio o malattie.
Finalmente ha deciso ed ha emesso un verdetto articolato in oltre 100 pagine come riportato da alcuni giornali italiani, esprimendo un parere a dir poco “salomonico”. I fatti sono avvenuti in acque internazionali (20,5 miglia nautiche  dalla costa indiana) ma all’interno di quella che tecnicamente viene chiamata zona contigua dove uno Stato Federale, il Kerala,  non può esercitare le sue funzioni di polizia e di controllo. I Giudici non hanno però riconosciuto “l’immunità sovrana” dei due nostri militari distaccati sulla nave con funzioni di protezione antipirateria armata, in quanto considerati alla stessa stregua di “contractors”. Una valutazione che sicuramente deriva dalla non esatta connotazione delle regole italiane che stabiliscono l’impiego di militari imbarcati come nuclei di protezione militare (NPM)  su navi civili. Un lavoro generalmente svolto da guardie armate private che rispondono alle regole fissate dalle loro società.
I membri di una Forza Armata devono, invece,  operare, nel rispetto di  una catena di comando militare che dovrebbe potersi coordinare con la struttura civile che riceve il concorso, in base a norme attuative orizzontali. Una non precisa connotazione dei ruoli di cui sicuramente ha approfittato la Corte Suprema ma che a suo tempo ha indotto in  errore anche l’Alto rappresentante dell’UE, la baronessa Ashton che chiamò i due Marò proprio contractors. Una serie di circostanze che portano ad affermare che sicuramente  l’Italia deve fare ancora molto per eliminare ogni dubbio intorno alla Legge 130 dell’agosto 2011.
Una motivazione quella indiana che, in ogni caso, conferma come sia sibillino il comportamento del Tribunale indiano che in 11 mesi non ha chiesto ogni possibile chiarimento od approfondimento sulla posizione dei due militari ed alla fine ha scelto di applicare il gioco delle “tre carte” per disconoscere ai due marò l’immunità funzionale, condizione  che ne avrebbe determinato l’immediata restituzione alla Nazione di appartenenza, unica competente ad esprimere un giudizio.
Un’inaccettabile negazione del Diritto Internazionale consuetudinario che riconosce invece la “immunità funzionale” per gli atti eseguiti per compiti ricevuti dallo Stato di appartenenza (iure imperii)  delle funzioni attribuite.
La Suprema Corte ha quindi stabilito di affidare ad un “Tribunale Speciale” che sarò instituito a Nuova Delhi per l’esame dei fatti addebitati ai due Marò ed il successivo pronunciamento giuridico di merito che terrà sicuramente conto del Codice Penale indiano con un conseguente rischio di un verdetto di pena di morte. 
I giudici indiani hanno dimostrato scaltrezza giuridica aderendo dopo un lungo braccio di ferro alle richieste di Roma per la concessione di una licenza natalizia, accettando dichiarazioni di Ambasciatori e di Ministri pur accompagnate da una lauta cauzione ma di fatto prive di valenza impegnativa in quanto non avvallate dal Parlamento italiano, comunque certi che l’Italia non avrebbe mancato di riconsegnare i due marò.
Un momento significativo dell’intera vicenda in cui New Delhi ha ritenuto di poter giocare una partita di forza con l’Italia che invece dimostrava debolezza ed incertezza perorando concessioni inusuali come il permesso natalizio per due detenuti in libertà condizionata. Una  certezza, quella indiana,  forse anche indotta  dagli accordi commerciali bilaterali per la fornitura di mezzi militari e sistemi d’arma.  
L’India che con un sornione approccio ha preso tempo, si è dimostrata magnanime concedendo quello che l’Italia chiedeva, ha apprezzato con dichiarazioni pubbliche del proprio  Ministro degli Esteri il rientro dei militari al termine del permesso,   ma non ha rinunciato a ribadire la sua sovranità, anche prevaricando le convenzioni internazionali.
Dopo 11 mesi una conclusione sibillina comunque apprezzata e giudicata dal Governo italiano come un successo, ma che di fatto va ad incidere pesantemente sulla immagine dell’Italia nel mondo, ancora una volta lasciata sola dalla comunità internazionale nonostante che la decisione indiana disconosca la validità di specifiche convenzioni internazionali sottoscritte dagli Stati e promosse dalle Nazioni Unite, come la Convenzione di Montego Bay che regola su scala mondiale l’uso  dei mari ed il diritto di navigazione in acque extraterritoriali.
Il processo riprenderà ora da zero, dopo che sarà costituito questo “Nuovo Tribunale” con tempi che sulla base dell’esperienza maturata saranno biblici. I due Marò vivranno a Delhi sottoposti al regime di obbligatorietà periodica della firma, in un contesto sicuramente loro non favorevole considerata l’avversione nei loro confronti dell’opinione pubblica Indiana, anche a rischio della sicurezza personale per possibili atti di “schegge impazzite”. I risultati sempre più probabili che si affacciano all’orizzonte saranno quelli che i due marò potrebbero essere condannati ad una pena esemplare per omicidio non volontario (almeno venti anni) da far scontare in Italia secondo i recenti accordi bilaterali sullo scambio di delinquenti comuni.
Uno scenario non dei migliori che vede protagonista un Paese sicuramente non tollerante e non ad elevata connotazione democratica come dipinto in questi mesi da molti ammiratori occidentali. Piuttosto esasperatamente nazionalista, orgoglioso della sua indipendenza dopo secoli di frustrazione per la dominazione coloniale inglese e, quindi, molto poco propenso al negoziato. Una Nazione Federale in cui il Governo centrale deve gestire delicati equilibri di coesistenza pacifica e manifestazioni di violenta intolleranza con protagonista una società variegata e caratterizzata da macroscopiche diseguaglianze.
Un Italia che perde in immagine, abbandonata dal contesto internazionale ed in particolare dall’Unione Europea priva  di potenzialità e capacità di esercitare le dovute pressioni politiche e sprovvista di un interfaccia adeguata con l’India come potrebbe essere un Dipartimento per l’Unione mai voluto da New Delhi.
Forse sarebbe stata assolutamente necessaria un’immediata denuncia italiana in ambito Assemblea Generale dell’ONU, atto che avrebbe rappresentato per l’India un segnale di determinazione e che forse avrebbe indotto Delhi ad una maggiore apertura nei confronti dell’Italia.
L’Italia ancora una volta è sola. Nessun appoggio internazionale di fronte alla protervia dell’India, completa disattenzione dell’Unione Europea quasi il nostro fosse un Paese Terzo e non Membro dell’Unione. Il nostro Paese continua però a fornire supporto alla Comunità internazionale impegnandosi nella lotta alla  pirateria marittima, concorrendo alle missioni militari di pace ed ora anche fornendo supporto alla Francia nelle operazioni militari in Mali. Forse sarebbe opportuno interrogarsi in tal senso.
18 gennaio 2013 – ore 13,30

mercoledì 2 gennaio 2013

La Costituzione ed il Diritto hanno ancora valore in Italia ?


E’ triste iniziare un nuovo anno chiedendosi come italiano se la nostra Costituzione ed il Diritto fanno ancora parte della cultura nazionale. E’ ancora più scoraggiante per coloro che come chi scrive hanno sempre considerato la Carta Costituzionale come un riferimento imponente ed hanno cercato negli anni di trasferire alle nuove generazioni  questo concetto.

Un interrogativo malinconico indotto dalla  vicenda che coinvolge i nostri due Marò e  che propone una realtà ben lontana da ciò che la nostra Costituzione sancisce a garanzia dei propri cittadini e dell’onore dell’Italia. Eventi che stanno coinvolgendo da dieci mesi i due Sottufficiali della Marina Militare  Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, indebitamente trattenuti in India dal momento che con un preconcetto colpevolista e con una falsa comunicazione fu fatta rientrare nel porto di Koci la nave italiana Enrica Lexie sulla quale erano imbarcati con funzioni di sicurezza antipirateria.

Un atto in assoluto contrasto con la “Convezione per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima” firmata anche dall’India a Roma il 10 marzo 1988, che punisce penalmente le comunicazioni marittime consapevolmente false come è stata quella con cui è stata motivava la richiesta indiana inoltrata alla Lexie, peraltro mai contestata dalle Istituzioni italiane che non hanno nemmeno mai chiesto  alla NATO un atto di “solidarietà politica attiva” come previsto all’articolo 4 della Carta dell’Alleanza.  

La vicenda è ancora aperta dopo dieci mesi durante i quali nessuno fino ai massimi livelli istituzionali si è mai preoccupato di spiegare agli italiani cosa fosse successo e come si intendeva procedere a tutela dei nostri concittadini prigionieri di uno stato estero. Solo reiterati inviti a “low profile” nei confronti dell’India e retoriche parole di circostanza per i due marò.

Un obbligo di informazione sicuramente dovuto alla Nazione se non altro per motivi di trasparenza come previsto dalla Legge e come dovrebbe suggerire il buon senso. Ancora una volta, invece, si è preferito  distinguere tra l’informazione istituzionale e la comunicazione politica. La prima doverosa in democrazia è venuta a mancare per scelte di cautela nella gestione della vicenda, la seconda non c’è stata per una quasi generalizzato disinteresse a livello Istituzionale e politico in generale.
Naturale, quindi, chiedersi se le garanzie costituzionali e del Diritto abbiano ancora valore preminente nel nostro Paese. Molte infatti le incongruenze che in questi mesi si sono sovrapposte, fino all’ultimo impegno preso fra Esteri e Governo dello Stato indiano del Kerala sulla concessione e gestione di un permesso natalizio concesso  ai due nostri Marò su cauzione.
La carenza di informazioni o risposte ufficiali continua ad essere tale. Proviamo, quindi, a capire da soli traendone naturalmente le debite conseguenze. Molti i dubbi, alcuni che potrebbero essere anche rilevanti sul piano sostanziale. Alcuni fra i tanti emergono dopo un’analisi sviluppata insieme all’amico Giorgio Prinzi, anche lui  amministratore del Gruppo di Facebook “Riportiamo a casa i nostri militari prigionieri”.
La Costituzione italiana  tratta dell’estradizione negli articoli 10 e 26 e, nello specifico, nell’articolo 27 che recita “Non è ammessa la pena di morte”. Non è, quindi, ammissibile l'estradizione verso uno Stato il cui ordinamento preveda come sanzione, per il reato al quale si riferisce la richiesta, proprio la pena di morte. Peraltro, anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta di allontanare, espellere o estradare una persona verso uno Stato in cui questa rischi di essere sottoposta alla pena di morte o alla tortura o a pene e trattamenti inumani e degradanti. La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali il 28 aprile 1983 ha sottoscritto, inoltre, il “Protocollo n. 6 sull’abolizione della pena di morte”, reso esecutivo con legge 2 gennaio 1989.
La  Corte Costituzionale fin dal 1996 ha anche chiarito che  la semplice  garanzia  formale che lo Stato richiedente l’estradizione non applicherà la pena di morte è insufficiente per la concessione dell’estradizione stessa e, più nello specifico, nel 2008 ha chiarito che “ai fini della pronunzia favorevole all'estradizione, è richiesta la documentata sussistenza e la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell'estradando (...) che essa espressamente condizioni l'estradizione alla sussistenza  dei  gravi  indizi:  in  regime  convenzionale,  invero,  la  sussistenza  dei  gravi  indizi  di  reità  va  incontrovertibilmente presunta dai documenti che la Convenzione indica”.

Inoltre,  l’articolo 698 del codice di procedura penale vieta l’estradizione quando è previsto che un imputato rischia di essere sottoposto ad un procedimento che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali come quello della  difesa  con  un  processo  basato  su  prove che nella fattispecie dovrebbero essere prioritariamente rappresentate da esame  autoptico  e  prove  balistiche.  

Si nutre, inoltre, qualche dubbio su un possibile “vizio costituzionale” sull’accordo intercorso fra il  Ministero degli Affari Esteri ed il Governo del Kerala, sicuramente preventivamente condiviso in ambito dell’Esecutivo e quindi con sicura valenza internazionale,  ma, per quanto noto, deciso senza l’avallo del Parlamento, in questo caso forse indispensabile per un atto in deroga alla Costituzione ed all’articolo 698 del Codice di Procedura Penale in materia di estradizione.
 
Una situazione non chiara che si riferisce a Leggi scritte e codici etici non sanciti. La Costituzione Italiana ed il diritto Penale da un lato che potrebbero giustificare il non rientro in India dei due Marò ed il Codice d’Onore Militare che imporrebbe, invece, a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone di rispettare la parola data alle Autorità indiane.

Ancora tutto rimane avvolto dalla nebbia del dubbio che però non è più accettabile  a distanza di due giorni dalla scadenza del “permesso speciale su pagamento di cauzione”. La situazione di stallo è analoga a quella che ha caratterizzato questi lunghi dieci mesi e sembra lontana qualsiasi soluzione che nel rispetto della nostra Costituzione e del Diritto Penale italiano tuteli i due nostri cittadini,  

Sarebbe invece auspicabile che una volta per tutte sia affermata la sovranità nazionale,  applicando quanto la Costituzione italiana ed il Diritto Penale garantiscono ai propri cittadini, peraltro nell’assoluto rispetto del Diritto Internazionale disatteso, invece, da altri.
2 gennaio 2013 – ore 17,30 

domenica 23 dicembre 2012

Gli italiani hanno perduto un altro pezzo di dignità nazionale


Mi sembra di ricordare che la Costituzione italiana garantisce ai propri cittadini la certezza giuridica di non avere la propria libertà personale da chicchessia e per qualsiasi motivo a meno che  non ci sia una sentenza di terzo grado emessa da un Tribunale italiano e  che disponga altrimenti.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono rientrati in Italia “per una licenza natalizia” ma non mi sembra che a loro siano assicurate le garanzie di tutti gli altri cittadini. Liberi di stare con le loro famiglie giusta e condivisibile soluzione dopo 10 mesi di prigioni immotivata, ma sicuramente non liberi nel vero senso della parola. Piuttosto controllati a vista dalle Autorità italiane su mandato di uno Stato Terzo peraltro non sovrano, ma federale.

Un articolo del quotidiano “Il Giornale” riporta oggi tra l’altro che “Nelle 21 pagine dell'ordinanza che concede la licenza si sentenzia che la «Repubblica italiana è responsabile» per i marò «fino al loro ritorno in India». Latorre e Girone «saranno sotto il costante controllo, custodia, supervisione e tutela della Repubblica italiana». Non solo: il nostro Paese ha «garantito che assumerà tutte le azioni necessarie, all'interno dei poteri costituzionali, per garantire» che i marò «torneranno in India»…….
Oltre all'obbligo per le nostre «autorità competenti, che devono garantire la sorveglianza dei richiedenti (i marò, ndr), di fornire i loro indirizzi, numeri di cellulare ed (i dettagli) dei movimenti in Italia» alla polizia di Kochi.

Questa non è una licenza ma una libertà condizionata come abbiamo subito scritto appena è  arrivata la notizia dell’accordo Italia – India, soluzione di cui staranno sicuramente ridendo i nostri alleati inglesi che conosco bene il Paese del Gange.

Un altro schiaffo alla credibilità della nostra Nazione, un'altra sberla alla dignità dei nostri militari!

Auguri a tutti !

Fernando Termentini
23 dicembre 2012 – ore 10,30

lunedì 10 dicembre 2012

Sempre più in bilico il futuro dei due Marò

Iniziative politiche con una mossa inaspettata ma che in democrazia deve essere rispettata, porteranno probabilmente ad una conclusione anticipata di qualche settimana dell’attuale legislatura.

Un termine mandato annunciato dallo stesso Presidente Monti che, per quanto da capire, non è disposto ad accettare la prassi di una possibile sfiducia in Parlamento ed ha dichiarato l’intenzione di dimettersi non appena approvata le legge di stabilità. 

Una decisione forse prevedibile in quanto non credo che nessuno abbia mai avuto il dubbio che un Accademico di chiara fama come Lui potesse accettare di tramandarsi alla storia come un ex Presidente del Consiglio sfiduciato in Parlamento.

I mercati economici hanno preso male la notizia come era assolutamente immaginabile nel momento che ormai è certo che la finanza mondiale è nelle mani di potenti di gruppi internazionali come la Bieldberg e la Trilaterale ed in cui la Germania può attuare immediate e consistenti manovre speculative avendo acquisito nel tempo una gran parte dei debiti sovrani dei Paesi europei in difficoltà economiche. Una realtà pericolosa perché destinata  a condizionare pesantemente il futuro delle democrazie e la sovranità degli Stati.

A questi problemi si aggiunge quello della sorte di Massimiliano Latorre e di  Salvatore Girone che preoccupa le centinaia di migliaia di cittadini impegnati  in questi dieci mesi per tenere alta l’attenzione sul destino dei due militari italiani che arbitrariamente sono stati arrestati e sono tenuti prigionieri da uno Stato estero.  

La preoccupazione di chi teme che i tempi di rilascio si allunghino all’inverosimile a causa delle dimissioni  del Governo che fino ad ora ha gestito il problema specifico con i risultati a tutti noti.  Un Esecutivo che raramente ha esplicitato nel dettaglio quanto stesse accadendo in India; che ha ammesso, solo dopo una precisa interrogazione parlamentare, un coinvolgimento istituzionale nelle decisioni prese dall’Armatore sul rientro della Enrika Lexie in acque territoriali indiane; che non ha mai chiarito perché due cittadini italiani siano stati consegnati ad un Paese che li imputa di un reato per il quale è prevista la pena di morte. Di fatto, un’estradizione in contrasto con i dettati della nostra Costituzione che ne vieta l’esecuzione in caso di rischio di pena capitale e con il Diritto Internazionale in particolare per quanto attiene alla tutela dei “militari in transito”.

Il timore di italiani che  hanno preso atto che fino ad ora sono state espresse solo parole di circostanza da coloro che per mandato istituzionale avrebbero dovuto invece dimostrare fermezza di intenti coinvolgendo con atti ufficiali tutta la comunità internazionale, a partire dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea. Frasi di vicinanza dette, peraltro, solo  in occasione di ricorrenze storiche, quando forse sarebbe stato “politicamente grave”  non pronunciarle.

Il Governo dichiara di volersi dimettersi e nemmeno in questo caso ci dice quali siano le iniziative poste in essere fino ad ora dall’Italia per garantire ai due marò la certezza di rientrare al più presto e liberi in Patria. Parole che almeno per un momento travalichino le conseguenze meramente finanziarie che le fine operativa dell’Esecutivo in carica potrebbero comportare, ma ricordino anche altre problematiche che rimarrebbero in sospeso ed attinenti alla sicurezza di nostri cittadini minacciata dalla protervia di un altro Stato. Una dimostrazione di rispetto per i valori etici e tradizionali che contraddistinguono il nostro popolo. Un messaggio di incoraggiamento per coloro che in uniforme garantiscono  la sicurezza sul territorio nazionale e che  all’estero sono impegnati per favorire la pace e la stabilità internazionale. Un segnale per le loro famiglie, che induca in loro una rinnovata fiducia per le Istituzioni e la certezza che lo Stato è in grado di garantire il massimo impegno qualora si verificassero altri casi come quello dei due Fucilieri di Marina prigionieri in India.   

Forse una larga maggioranza di italiani  avrebbe apprezzato maggiormente dimissioni indotte dalla consapevolezza che in dieci mesi non si è riusciti a riportare a casa i nostri militari,  piuttosto che la rimessa dell’incarico in quanto  “venti di fronda” consigliano di sfuggire alla possibile “offesa della sfiducia”.

Invece, lo scenario che si sta configurando permette a chi ha gestito fino ad ora il problema specifico di poter dire “io ce l’ho messa tutta, ero ad un passo dal successo ma mi hanno imposto di lasciare”. Una giustificazione quanto mai probabile,  ma che fin da ora confutabile in quanto ciò che sta avvenendo sul piano politico anticipa solo di qualche settimana quello che sarebbe accaduto per scadenza naturale della legislatura. Solo giorni a fronte dei dieci mesi trascorsi dal quel fatidico 15 febbraio 2012

Il nuovo Esecutivo non potrà essere operativo prima del mese di marzo 2013 con la conseguenza che i nostri ragazzi potrebbero anche rischiare una condanna penale se l’Alta Corte indiana confermasse la competenza di giudicare del  Kerala.

Un  nuovo Governo che prescindendo dalla propria connotazione politica,  sarà peraltro costretto a raccogliere quanto già seminato, forse con scarso concime ed ormai inaridito da una non adeguata irrigazione nel tempo.

10 dic. 2012, ore 14.00

venerdì 7 dicembre 2012

L’assurdo silenzio della RAI, Azienda di informazione pubblica


Ormai da dieci mesi due nostri Fucilieri di Marina sono prigionieri in India, trattenuti arbitrariamente e contro tutte le norme del Diritto Internazionale e della Cnvenzione delle Nazioni unite sul Diritto del mare (Montego Bay - 1982 ).
 
In questo periodo solo sporadiche notizie, flash di Agenzia, apparizioni fugaci di rappresentanti istituzionali sugli schermi televisivi per raccontarci che tutti sono impegnati per riportare a casa i nostri militari e tutti sono a loro vicini con il pensiero.  
 
Nessuno spazio televisivo alla vicenda per informare gli italiani su quanto sta avvenendo, per analizzare l’accaduto e trasmettere agli ascoltatori una precisa versione dei fatti che permetta ai cittadini di farsi un’idea precisa sulle vicende di due nostri Fucilieri della Marina Militare  fermati e trattenuti in uno Stato estero mentre  assolvevano un mandato nazionale sancito dal Parlamento italiano. Colleghi di altri militari che ogni giorno rischiano la vita in terre lontane per garantire la sicurezza internazionale ed assicurare l’affermazione della pace. 

Una Televisione Pubblica prodiga invece in tempi recenti a raccontarci per settimane altre vicende di mare come l’affondamento della Costa Concordia ed ogni giorno impegnata  ad approfondire notizie di gossip o peggio a disquisire anche in fascia protetta di squallide vicende su delitti ormai datati.

Nessuno spazio per i  due servitori dello Stato nemmeno fossero militari di un’altra Nazione a vantaggio, invece, di quanto dedicato a semplici turisti incappati in guai proprio in India per loro scelte comportamentali forse avventate e quasi contemporaneamente al momento dell’arresto dei due Marò.

Gli italiani sono stanchi di essere trattati come un popolo interessato solo alle gravidanze di personaggi stranieri od ai particolari tatuaggi ostentati in Mondovisione da una showgirl  profumatamente retribuita dalla RAI e di non ricevere, invece, dalla Televisione Pubblica informazione e cultura come peraltro la Legge istitutiva dell’Azienda prevede. Per questo ho scritto la lettera che riporto di seguito al Direttore Generale della RAI.

Mi risponderà il dott. Gubitosi, attuerà quanto a Lui possibile perché sia colmata questa carenza ? Non mi illudo e forse nemmeno credo che avvenga, ma spero di essere smentito !

“Egregio dott. Luigi Gubitosi, ho letto lo Statuto RAI ed ho preso atto che l’articolo 29.3 comma c), riferito alle competenze del Direttore Generale, che come a Lei noto recita testualmente “Assicura in collaborazione con i direttori di rete e di testata la coerenza della programmazione con le linee e le direttive formulate dal Consiglio di Amministrazione”. Direttive che sicuramente il CdA emana nel rispetto della legge 3 maggio 2004 n. 112 sul riassetto della RAI in particolare per quanto attiene agli articoli 4.5.6 ed all’articolo 17 del Capo IV. Ciò al fine di tutelare il diritto dei cittadini di essere informati e di esaltare il compito della Televisione come vettore di cultura ed informazione. Ciò premesso, trovo doveroso segnalarLe che nonostante da 10 mesi l’Italia abbia due suoi cittadini prigionieri in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone Sottufficiali del reggimento S.Marco della Marina Militare, fermati mentre svolgevano le proprie funzioni di sicurezza secondo un preciso mandato ricevuto dal Parlamento italiano, nessuna trasmissione dell’Azienda pubblica da Lei diretta ha dedicato alla vicenda momenti di informazione diversi da qualche sporadico flash di telegiornale, peraltro palcoscenico di ribalta di rappresentanti istituzionali. Nessun momento di informazione / discussione ed approfondimento sulla sorte dei nostri concittadini in difficoltà ai quali quotidianamente ed in qualsiasi ora sono stati preferiti e continuano ad esserlo argomenti che non è esagerato definire “frivoli” come le notizie di gossip o proponendo e riproponendo commenti su notizie di cronaca ormai datate. Un’indicazione questa mia che, fatto salvo ogni mio possibile errore di interpretazione delle Sue prerogative di Direttore Generale, ha lo scopo di portarLa a conoscenza di quella che a mio avviso è una carenza dell’azienda RAI in particolare per quanto attiene al contenuto dell’articolo 17.2.b) della sopracitata legge. Si ritiene infatti che proporre una vicenda di rilevanza nazionale in cui sono coinvolti due militari italiani ricada nei concetti di “……educazione, informazione, formazione….” a cui si riferisce l’articolo 17, laddove formare significa anche insegnare trattando tematiche importanti come ritengo sia quella in questione. Fiducioso di aver indotto in Lei motivi di approfondimento nello specifico, Le porgo cordialissimi saluti. Fernando Termentini” (mail@fernandotermentini.it).

Roma 6 dicembre 2012

 

lunedì 3 dicembre 2012

Le due facce della medaglia


Massima vicinanza al Direttore Sallusti, incondizionata solidarietà e grande disappunto per chi utilizza la Giustizia per censurare o far tacere la libera espressione di Pensiero, unica vera manifestazione  di quella Democrazia a cui molti s richiamano, spesso solo  per riempirsi la bocca ed apparire paladini di diritti, di fatto poi quasi mai oggettivati.

Altrettanto stupore, dispiacere e quanto altro si possa esprimere senza rischiare di trascendere in termini impropri,  sull’iniziativa di ieri del Quirinale di cui sono stati informati immediatamente  i media considerando l’ampio risalto avuto oggi dalla notizia.

Ieri, domenica, il  Quirinale ha convocato un Ministro della Repubblica, quello della Giustizia, chiedendo tutta la documentazione relativa ai fatti che hanno coinvolto il Dott. Sallusti per una “mancata vigilanza nell’esercizio delle sue funzioni di direttore di un quotidiano“ che è stata oggetto di sanzione penale.

Iniziativa assolutamente opportuna, condivisibile ed apprezzabile, ma che nello stesso tempo induce quesiti che mi permetto di ufficializzare al Quirinale confidando nelle garanzie democratiche della nostra Costituzione.

Per i nostri due Fucilieri di Marina indebitamente trattenuti  da nove mesi in India, fermati ed imprigionati nella loro veste di “Pubblici Ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni”, sono stati forse convocati per consultazioni i Ministri degli Esteri e della Difesa e sono stati acquisiti gli atti relativi all’intera vicenda ? In caso affermativo perché non è stata data risonanza come per l’impegno sulla vicenda Sallusti ?

Ed ancora, quali iniziative ufficiali sono in corso nate e gestite per iniziativa del Quirinale nel quadro dei contenuti dell’Articolo 87 della Costituzione, per ottenere un’immediata risposta dell’India che da nove mesi sta meditando sul piano giuridico ed a garanzia della sicurezza di tutti gli altri cittadini in uniforme che per lo Stato operano in terre lontane ?  

Quesiti che sorgono spontanei in tutti i cittadini che, come chi scrive, soffrono per la sorte di due connazionali costretti a subire atti vessatori ed indebiti da parte di uno Stato estero. Militari italiani la cui sorte, per quanto noto, non è ancora definita e che di fatto potrebbero essere ritenuti responsabili di un reato perseguibile dall’India con la pena di morte.

Italiani che vorrebbero essere informati ben oltre le cicliche  istituzionali dichiarazioni di circostanza o le flebili e sommesse parole di vicinanza. Una risposta forse dovuta nel rispetto della garanzia dei diritti che uno Stato democratico deve assicurare al suo popolo.

Quegli stessi cittadini che forse non propongono idee come lamentato dal Capo dello Stato proprio perché tenuti all’oscuro di quanto sta avvenendo. Proporre al buio, infatti, è una prassi del gioco d’azzardo, non applicabile in situazioni in cui sono pesantemente coinvolti due nostri connazionali. 
 
3 novembre 2012 – ore 14.00