martedì 30 aprile 2013

Lettera aperta al Ministro degli Esteri Emma Bonino


Illustre Ministro, sono il Generale in quiescenza Fernando Termentini. Durante la mia vita professionale e successivamente ho avuto l’onore di condividere le Sue posizioni sui diritti dell’uomo ed ho partecipato sul piano operativo e delle idee  al Suo impegno per la messa a bando della mine anti persona. Come Ufficiale dell’Esercito, infatti, ho operato per oltre 20 anni nei territori infestati da ERW (Explosive Remants of the War) per portare avanti incisive azioni di Capacity Building a favore delle popolazioni locali e per favorire “l’awareness” contro il pericolo specifico anche e soprattutto attraverso attività di formazione di operatori locali per renderli capaci di bonificare le terre dove vivevano. Molti i territori “caldi” in cui ho lavorato, Afghanistan nell’Operation Salam, Kuwait alla fine della Prima Guerra del Golfo, successivamente in Somalia durante l’Operazione ONU Restore Hope, in Mozambico, in Bosnia Herzogovina, in Egitto ed in Libia.  

Un impegno che è continuato dopo aver dismesso l’uniforme partecipando attivamente alla policy della Campagna Italiana per la messa a Bando delle mine anti uomo ed attraverso la progettazione, gestione e coordinamento di attività operative in varie “aree affected” secondo i criteri stabiliti da UNMAS nello spirito della Convenzione di Ottawa nel cui ambito Lei è stata protagonista come rappresentante della Commissione Europea.

Una volta lasciato il servizio non ho dimenticato però né di essere Comandante né tantomeno il mio approccio etico nel garantire i diritti fondamentali dell’uomo ed assicurare l’applicazione del Diritto Umanitario. In questo contesto,  da oltre 15 mesi, insieme ad altri migliaia di cittadini italiani, seguo la vicenda dei due Fucilieri di Marina italiani lasciati in ostaggio dell’India, oltraggiati nell’onore di militari e costretti ad essere lontani dai loro affetti famigliari.

A tale riguardo, quindi, mi permetto di portare immediatamente alla Sua attenzione di Ministro degli Esteri del nuovo Governo italiano alcuni aspetti del problema che a mio modesto parere meritano una peculiare attenzione, sicuro del Suo impegno per restituire ai due servitori dello Stato ed alle loro famiglie la dignità oltraggiata dalle prevaricazioni di uno Stato terzo.

 Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in ostaggio dell’India da più di un anno. Sono obbligati a vivere condizioni di vita che, sono certo, non sono condivise da chi come Lei ha sempre dimostrato il massimo rispetto dei diritti dell’uomo e che, oggi, come Ministro degli Esteri è deputato  a difendere il prestigio internazionale del nostro Paese. Mi rivolgo a Lei a nome mio e di migliaia di italiani che vivono le mie stesse preoccupazioni con un quotidiano impegno attivo sul social network Facebook a favore dei nostri concittadini, con la consapevolezza e certezza che Lei darà un  nuovo impulso alla vicenda restituendo la dignità a due cittadini italiani che da 15 mesi,  strappati alle loro famiglie, vivono una condizione di prigionia offensiva della dignità nazionale, delle nostre Forze Armate e della diplomazia italiana nel mondo.

A tale riguardo, mi permetto, di evidenziare gli aspetti macroscopici del problema, che a mio modestissimo avviso  hanno reso la vicenda una farsa e che se non affrontati e risolti con incisività contribuiranno ancora di più a gettare ombre sull’immagine internazionale dell’Italia ed a compromettere la sicurezza di due cittadini italiani.

  1. l'India sta reiteratamente violando le più importanti convenzioni internazionali sul diritto del mare, peraltro sulla base di un’istruttoria molto approssimativa  (le perizie balistiche non sono chiare, il calibro dei proiettili non combacia con quello dei nostri militari, il peschereccio indiano crivellato di colpi è stata sorprendentemente affondato, ecc.).
  2. Fermo restando l’immenso cordoglio per la morte di due innocenti pescatori le cui cause sono ancora tutte da accertare ed a prescindere dall'innocenza o colpevolezza dei nostri due militari, essi comunque devono essere giudicati in Italia, nel rispetto del principio dell'immunità funzionale universalmente riconosciuto dal Diritto Consuetudinario e perché  gli eventi ipotizzati sono avvenuti in acque internazionali fuori dalla giurisdizione indiana come la stessa Corte Suprema indiana ha confermato.
  3.  La Legge permette l'attivazione di un arbitrato internazionale, ovvero il coinvolgimento di un tribunale internazionale indipendente dalle parti, deputato a giudicare con equità garantendo il rispetto dei diritti delle due parti in causa. Un’opportunità che fino al Suo insediamento  non è stata applicata né dal Suo Predecessore né, tantomeno,  dal Vice Ministro De Mistura.
  4. l’India ha palesemente violato la Convenzione di Vienna quando ha applicato un’inaccettabile restrizione della libertà di movimento del nostro Ambasciatore in India, altro motivo che avvalora l’urgenza di un immediato arbitrato internazionale in sede ONU per stigmatizzare la illecita condotta del Governo indiano, inaccettabile per tutta la diplomazia internazionale.
  5. In India vige  la pena di morte per i reati ipotizzati a carico dei due nostri militari. Chi ha consegnato costoro alla Giustizia indiana riferendosi a  frammentarie  e non meglio definite assicurazioni del Governo indiano sulla non applicazione della massima condanna,  ha  per ben tre volte oltrepassato i vincoli previsti dalla nostra Costituzione in tema di estradizione in Paesi dove vige la pena capitale, un aspetto questo che credo andrebbe attentamente valutato a garanzia di tutti i cittadini italiani .
  6. La esasperata inerzia che l’India ha dimostrato finora nell’affrontare l’intera vicenda non assicura sicuramente ai nostri militari il “giusto processo” assoggettando loro e le loro famiglie ad una sorta di tortura psicologica inammissibile per una democrazia e per uno Stato che fa parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Inoltre,  l’approccio indiano offende la nostra dignità nazionale, pregiudica la credibilità del nostro paese in ambito internazionale e propone un Italia incapace a difendere gli interessi e i diritti dei propri cittadini nel mondo e  delle nostre aziende quotidianamente impegnate all'estero. L’intera vicenda, inoltre, rischia di costituire un grave precedente giuridico a danno dell’intera comunità internazionale qualora si verificassero episodi simili in futuro.

Per tutto quanto sopra esposto, lo scrivente a suo nome e di tutti gli altri cittadini che con lui condividono questo dramma che sta coinvolgendo da 15 mesi due  servitori dello Stato, Le chiede rispettosamente di :

a.      attivare sollecitamente e unilateralmente un Arbitrato UNCLOS, come previsto dall'art. 290 par. 5 della Convenzione ONU per il Diritto della Navigazione (l'arbitrato può essere attivato rapidamente, in 30 giorni, e unilateralmente, a prescindere dalla volontà delle autorità indiane in base all'art. 287 par. 5 e 3 all. 7 della stessa Convenzione);
b.     inoltrare formale protesta all'ONU per la violazione dei diritti del nostro Ambasciatore a New Delhi, e di attivare immediatamente un procedimento al riguardo presso la Corte Internazionale di Giustizia, affinché venga accertata la responsabilità indiana in questa grave violazione;
c.      avviare ogni altra procedura utile a riaffermare l'esclusiva giurisdizione italiana sull'intera vicenda;
d.     attivare tutti i canali diplomatici disponibili affinché pervengano messaggi e iniziative di solidarietà da parte di paesi alleati ed amici, anche in un ottica di rafforzamento delle azioni antipirateria - di comune interesse internazionale - e di difesa dei diritti del personale che presta tale servizio.

La tutela internazionale dei propri diritti e interessi, infatti e come peraltro espresso da insigni giuristi,  non si riflette necessariamente in senso negativo sull'insieme delle relazioni - anche economiche - con l'India. L'affermazione di ciò che compete ad uno Stato nei confronti di un altro, infatti,  nelle sedi e nelle forme stabilite da accordi di cui gli stessi Stati sono parti contraenti non può mai essere considerata di per se come elemento condizionate delle relazioni bilaterali (p. es. ricordiamo la recente vertenza, tra Italia e Germania, dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia sulle vittime del nazismo, quella tra Spagna e Canada sul diritto del mare, etc).

Tutti noi siamo fiduciosi  di un positivo accoglimento della presente istanza, e tutti ed in particolare il sottoscritto, si rimane disponibili per collaborare anche con l’impegno personale per portare avanti  ogni iniziativa pubblica, pacifica e democratica per la riaffermazione della verità e della giustizia su questa importante vicenda.

Con grande rispetto e stima Le porgo i saluti di tutti noi ed i miei personali ossequi, augurandoLe le migliori soddisfazioni per il prestigioso incarico appena assunto..

Gen.Brig. (ris) dott. Fernando Termentini

Amministratore del Gruppo di FB “Riportiamo a casa i due militari prigionieri” (https://www.facebook.com/groups/337996802910475/)


6 commenti:

stavolearm ha detto...

Ben detto e ben esposto.
Sono al tuo fianco toto corde.
Un abbraccio
Armando dagli USA

Paolo Colombati ha detto...

Sottoscrivo questa lettera parola per parola.

Paolo Colombati
paolocolombati@yahoo.it

Anonimo ha detto...

"Tutti noi siamo fiduciosi..."
Uhm... io mica tanto, a dire la verità...

Anonimo ha detto...

Scusate, il commento del "mica tanto" è mio, avevo dimenticato di firmarmi

Fulvio Tabacco

Anonimo ha detto...

Hai tutta la mia solidarietà ed il massimo appoggio. Col. ris. FARCHI Dot Antonio

Stefano ha detto...

Condivido parola per parola.
E soprattutto mi associo alla richiesta di intraprendere immediatamente tutte le iniziative in ambito internazionale esposte.

L'Italia si è dimostrata debole ed inefficace fin dal primo giorno di questa vicenda e l'India ne ha ampiamente abusato. Per la reputazione dell'Italia e degli italiani nel mondo non è possibile attendere oltre.


Stefano Tronconi