sabato 5 ottobre 2013

Marò il Ministro Bonino afferma : "La loro innocenza non è accertata"

Fin dal 18 febbraio 2012 ho affrontato le vicende dei due Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non esprimendo mai posizioni di innocenza o colpevolezza, pur essendo convinto della loro innocenza  anche sulla base di riscontri tecnici  oggettivi.

 

Ho  solo denunciato fin dal principio il mancato rispetto della normativa internazionale e del Diritto Consuetudinario nella vicenda dei due Sottufficiali italiani, accompagnato dalla sudditanza dimostrata dall’Italia nei confronti dell’India, con un’assoluta e vergognosa cessione di sovranità nazionale a danno, peraltro di due cittadini italiani.

 

E’ un obbligo morale oltre che oggettivo sul piano giudiziario, quello di accertare le responsabilità per la morte dei due pescatori indiani, ma nel rispetto assoluto delle regole che sicuramente non concedono questa prerogativa all’India ed ai suoi Tribunali Speciali.

 

In questa ottica, oltre a palesi incongruenze tecniche relative ai fatti avvenuti, in un paese normale, quando si indaga per accertare i fatti ed attribuire responsabilità, le dichiarazioni rese a bordo di una nave italiana da un ufficiale di Polizia Giudiziaria (questa la qualifica attribuita al Capo Latorre a bordo della Enrica Lexie dalla oribilis L.130/2011), supportate da quelle coincidenti dei colleghi, agenti di Polizia Giudiziaria e dalle testimonianze di ufficiali della nostra marina mercantile (http://video.repubblica.it/dossier/enrica-lexie/il-comandante-in-seconda-non-sono-stati-i-maro-a-colpire-i-pescatori/122037/120524), dovrebbero godere di fede privilegiata (ex art.2700 cc), salvo se ne possa provare la falsità.

Un obbligo etico  disatteso completamente dall’India con una supina accondiscendenza dell’Italia che non ha fatto nulla per pretendere che ciò avvenisse, nemmeno approfittando di circostanze favorevoli create dalla pregressa azione diplomatica .

L’ex Ministro Terzi ha riportato in Italia e per due volte i due Fucilieri di Marina, e con altrettanta cadenza  l’ex Premier Monti li ha rimandati indietro, decisioni condivise dell’ex Ministro Di Paola. Occasioni perse per far valere in maniera certa e senza esitazioni le ragioni italiane senza dover sottostare al ricatto indiano perpetrato tenendo in ostaggio sul proprio territorio due cittadini italiani.

Quanto all’esistenza di “prove a carico” molti i dubbi se non la certezza che le indagini indiane siano state portate avanti con un inaccettabile approccio di preclusione nei confronti dei nostri militari. Tutto ciò anche se il quotidiano La Repubblica ci ha recentemente informato che il Governo e di due Dicasteri importanti come Esteri e Difesa  “riservatamente conoscono le prove contro i due marò”. Se così fosse non si comprende perché non le rendano pubbliche nel rispetto di una massima trasparenza istituzionale.

Affermazioni in netto contrasto con quanto ci propongono le immagini di un brevissimi video (https://www.facebook.com/photo.php?v=294793750652953&set=vb.469375633144312&type=3&theater) e con quanto riportato nell’analisi tecnica depositata presso la Procura di Roma  dal perito Luigi Di Stefano (http://www.seeninside.net/piracy/).

Non è, comunque, condivisibile che le Autorità indiane, arrogandosi unilateralmente il diritto di procedere nella più completa disattenzione del diritto internazionale,  indaghino i due prigionieri ignorandone qualifiche e funzioni. E’, però,  comprensibile l’approccio indiano in considerazione che l’Italia a suo tempo ha concesso che la nave Enrica Lexie rientrasse in un porto dell’India ed a accettato che i due Fucilieri di Marina si costituissero. Un’Italia che in 19 mesi continua a rimanere alla finestra senza pretendere il rispetto degli accordi e della normativa internazionale.
Per contro, assistiamo, invece ad una serie di azioni non meglio definibili ed anche in contrasto fra loro, che pregiudicano ancora di più la situazione. Un Commissario del Governo delegato in toto a gestire la vicenda che da 600 giorni fa avanti ed indietro con l’India con i risultati che tutti vediamo.

Il Ministro della Difesa Mauro che sostiene l’innocenza dei due Fucilieri di Marina, mentre il   MAE lo ignora e di fatto lo smentisce, con la sibillina frase “non è accertata l’innocenza dei due Marò”.

Un Ministero Affari Esteri che, improvvisamente, affidandosi ad “uno staff” non meglio definito decide di uscire sulla ribalta internazionale ed istituzionale  con una pagina Facebook del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica, eccedendo però al proprio compito. Staff che si produce in pubbliche affermazioni, non smentite a livello Istituzionale, che per taluni aspetti mettono in dubbio, senza proporre nuovi fatti, la veridicità delle dichiarazioni di due agenti e ufficiali di Polizia Giudiziaria contenute nel rapporto di Massimiliano Latorre diffuso dai quotidiani nazionali fin dal 21 feb.2012.

Affermazioni contrastanti anche con la pur pavida ed inefficace linea politico-diplomatica italiana e che sicuramente sono già arrivate a Dehli, insieme all’inopportuna frase attribuita ormai da una settimana al Ministro Bonino, che ormai le appartiene non essendo stata ad oggi smentita.
  

Con questo non si vuol dire che non debba essere fatta chiarezza su eventi che hanno portato alla morte di due innocenti pescatori indiani. Con altrettanta certezza, però, non può essere delegato il diritto di giudicare all’India se non altro perché Delhi fin dall’inizio ha violato gli obblighi del diritto internazionale e di quello pattizio, in particolare per quanto attiene al principio dell’immunità funzionale. Immunità che è opportuno chiarire, limita la giurisdizione degli organi di uno Stato estero nei confronti di militari di altra nazionalità  che operano per assicurare la sicurezza nazionale. Condizioni assolutamente coerenti con i fatti che hanno coinvolto una nave battente bandiera italiana in navigazione in acque internazionali sotto la protezione di militari italiani.

 

Un’India che da 600 giorni sotto gli occhi di tutti non rispetta le regole della Convenzione delle Nazioni sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982 e che rifiuta tuttora di aprire un tavolo bilaterale con il Governo italiano, proposto dal MAE subito dopo la sentenza della Corte Suprema indiana del 18 gennaio 2013. Un rigetto di confronto che, da solo,  giustificherebbe un’immediata apertura da parte italiana di una controversia internazionale, annunciata ma mai iniziata.

 

Un’ulteriore cessione di sovranità nazionale che accompagnata dalla recente posizione del Ministro Bonino che rinuncia ad essere garantista come lo Stato di Diritto imporrebbe e dalle  altre dichiarazioni del Suo Vice Ministro Pistilli sulla condivisione italiana dell’iter procedurale indiano, propongono sempre di più  all’India ed al mondo,  un’Italia esitante nel far valere i propri diritti.

 

Infine, a fronte alla non accertata innocenza si accompagna il fatto che  nemmeno la colpevolezza, è stata provata. Sarebbe quindi assolutamente auspicabile che il Ministro Bonino chiarisse anche questo aspetto sicuramente preminente in un’ottica più ampia del rispetto e della difesa dei diritti dell’uomo a cui la dottoressa Bonino non si è mai sottratta durante la Sua carriera professionale e politica. Un diritto che non può essere negato a nessuno ed assolutamente prevalente nel caso di indagine penale.

 

5 ottobre 2013, ore 13,00




2 commenti:

stavolearm ha detto...

Forse la pregiudiziale per la Bonino e' che sono dei militari e percio' gia' in posizione svantaggiata da un sentimento comune ed avverso,tipicamente italiota.

Antonio Adamo ha detto...

O più semplicemente la Bonino non ha studiato Diritto e Giurisprudenza dove la presunzione di innocenza (fino a prova contraria) a valore sino al termine dei procedimenti penali.
Inoltre c'è una massima nel Diritto che dice: meglio un criminale libero che un innocente in prigione.